"TANTO INGLESE E TANTA MUSICA..."

In tempo di massicci licenziamenti e classi sovraffollate, nel momento in cui rifiuta di incontrare precari e insegnanti, la ministra Gelmini, riferendosi al futuro primo giorno di scuola della figlia Emma (ora di 4 mesi), dichiara – col candore dei sognatori - al settimanale “Chi” (in edicola il 1 settembre 2010): ''Immagino una lavagna interattiva multimediale. Il grembiule. L'ebook. Un maestro unico preparatissimo. Una scuola meritocratica dove sia grande l'attenzione per l'inglese e per la musica''.
Non si sono fatte attendere le risposte, prima fra tutte quella dell’Unione studenti (vedi link) e i commenti in rete (vedi link), ai quali anche a me urge aggiungere qualcosa: ma questo “maestro unico preparatissimo” da quale pianeta deve arrivare per poter garantire così grande attenzione all’inglese e alla musica (oltre a tutte le altre aree di cui deve occuparsi)? Certo non dal pianeta degli aggiornamenti, che non potranno mai trasformare un sia pur eccellente abilitato in madrelingua o didatta della musica. E, per ciò che a me – e a noi - più direttamente interessa, viene spontaneo chiedersi: ma che immagine si forma nella mente della ministra quando parla della musica a scuola: il karaoke? L’ascolto delle sinfonie di Beethoven? Il solfeggio? Le canzoni di Battisti? I canti religiosi e patriottici?
E’ questo in realtà uno spinoso e più generale quesito che sarebbe interessante approfondire: tutti d’accordo che la musica è importantissima anche nella scuola. Ma cosa viene in mente a una determinata persona, come sommatoria fra la propria formazione personale e il proprio ruolo istituzionale o sociale, quando immagina la musica nella scuola? Certamente Fini non immagina ciò che immagina Eco; e Bossi ciò che immagina Baricco; e Dell’Utri ciò che immagina Berlinguer; e Brunetta ciò che immagina Veronesi; e il mio droghiere ciò che immagina il libraio all’angolo. Anche se una indagine approfondita non mancherebbe di riservare sorprese: come quella del chitarrista che in una pizzeria di Ponte Milvio, anni fa, si esibiva nel mozartiano “Voi che sapete” (lo ritrovai mesi dopo e gli chiesi perché ora eseguisse canzoni: “Gli avventori non gradivano”, mi rispose); o come il compitissimo pastaio a due passi da casa mia che come sfondo musicale del suo negozio ha sempre una selezione assai accurata di autori classici, a volume molto discreto, dei quali, a una mia domanda, si è rivelato espertissimo conoscitore e amatore.
A quando, signora ministra, l’insegnante specializzato in attività musicali nella scuola elementare?