"TANTO INGLESE E TANTA MUSICA... E TANTE PISTOLE (CONTINUAZIONE DELLA PUNTATA PRECEDENTE)"

La notizia è presa da La Repubblica (24.09.10): “Pattuglie di studenti che come soldati imparano a tirare con l’arco, a mirare e sparare con pistole ad aria compressa, a sperimentare tecniche di primo soccorso e arrampicata, ma anche di “superamento ostacoli e sopravvivenza in ambienti ostili”. Come in guerra”. Il protocollo “Allenati alla vita”, siglato tra la direzione scolastica della Lombardia e il comando militare dell’Esercito, e “supportato dalla sinergia” tra i ministri Ignazio La Russa e Maria Stella Gelmini, coinvolge tutte le province lombarde e implicherà 800 studenti di 30 scuole superiori, 140 istruttori dell’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia e 27 docenti. Il corso, che sarebbe valido come credito formativo, ha lo scopo di “far rivivere ai giovani esperienze di sport e giochi di squadra, ma anche di introdurre corsi specifici e prove tecnico pratiche per avvicinare la realtà scolastica alle Forze armate, ai corpi dello Stato e alla Protezione civile e a gruppi volontari di soccorso”. Ma la cosa più significativa è che per gli ideatori il corso serve anche a contrastare – udite udite - il bullismo “grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale e il senso di appartenenza a un gruppo”. Immediati i commenti critici (LINK) e anche la presa di distanza ministeriale (LINK). Quale che sia la precisa realtà delle cose, non c’è dubbio che all’origine dell’iniziativa risiede una mentalità profondamente anticulturale e filo-machista. Insomma: quel recupero sociale che José Antonio Abreu ha ottenuto in Venezuela attraverso la musica e le orchestre giovanili (LINK), e che altri Paesi hanno già seguito, si presume di ottenerlo col tiro al bersaglio e con le prove di sopravvivenza che, fino a prova contraria, rischiano di incrementare il bullismo piuttosto che contrastarlo. In tale contesto anche il desiderio di Claudio Abbado di attivare anche in Italia un modello venezuelano (LINK) non sembra poter avere molte speranze.
Gli allievi di “Allenati alla vita” si chiamerebbero “cadetti” e le squadre “pattuglie”. Non si specifica però se i partecipanti saranno dotati di una uniforme modello balilla e se svolgeranno gare comprendenti il salto nel cerchio di fuoco e oltre la siepe di baionette.
Mi permetto di suggerire alla Gelmini di completare al più presto l’elenco delle sue speranze per il futuro scolastico della ancora ignara figlioletta (vedi il mio precedente commento): tanti grembiuli, tante lavagne interattive, tanti ebook, tanto inglese, tanta musica e tante pistole.